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Forza Professor Monti! Liberalizzi, liberalizzi, liberalizzi! Ci liberi dal peso di burocrazie e regole, faccia fare un passo indietro allo Stato, sprigioni energie dalla società e dal mercato! ps: ha fatto bene a fare un passo indietro sui farmaci di fascia C, ma su tutto il resto NON CEDA! Dialoghi pure con le categorie, ma alla fine DECIDA DI DECIDERE! L’Italia gliene sarà grata!

http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/438866/

Dopo 15 anni di tentativi andati a vuoto, quattro referendum hanno finalmente raggiunto il quorum: i sostenitori del si celebrano il risveglio democratico, il vento che cambia e la fine del berlusconismo. Ma se da un lato il verdetto popolare va sempre rispettato, dall’altro non si può non essere preoccupati per un voto che rispecchia un Paese spaventato e arrabbiato, più che fiducioso verso il futuro.
Tralasciamo il quesito sul legittimo impedimento, talmente irrilevante sul piano tecnico (cancella una norma temporanea e sottoposta alla discrezionalità del giudice) da interessare poco allo stesso Berlusconi. Sull’acqua, non sfugge a nessuno la campagna terroristica messa in campo dalle sinistre: privatizzeranno l’acqua, la svenderanno, ci faranno profitti, aumenterà la bolletta,…Chi non avrebbe votato per difendere il bene pubblico per eccellenza? Eppure il repertorio non è nuovo, anzi è vecchio, vecchissimo, e ricorda da vicino le barricate in difesa della scuola pubblica, della sanità pubblica, dell’università pubblica, e perché no, anche dei sussidi pubblici: in una parola, si tratta del solito statalismo. Continua a leggere »

Rete Italia: la politica dell’altro e… dell’oltre

 Bertone e Formigoni tra i relatori della convention di Riccione

 di Emanuel Bernardi (emanuel.bernardi@alice.it )

pubblicato su  http://www.lottimista.com/politica/129-rete-italia-la-politica-dellaltro-e-delloltre.html

Autografi di Maurizio Lupi (in alto) e Mario Mauro (in basso) “La politica è cosa sporca?”. La domanda del cardinal Bertone riecheggia nel Palacongressi di Riccione lo scorso 19 Febbraio, di fronte alla platea di Rete Italia, il movimento politico nato per iniziativa di Roberto Formigoni. Gli organizzatori hanno scelto il tema: “Costruire il bene comune è possibile” (senza punto di domanda, fa notare Maurizio Lupi…). Ed il Segretario di Stato Vaticano dà mostra di prendere sul serio la perentoria affermazione. “La politica è cosa sporca? Dalla risposta a questa domanda dipende quella sul ruolo dei giovani nella politica”.

Si sente tutta la premura del Pastore nelle parole di Sua Eminenza: serve una nuova generazione di politici cattolici, scandisce, che deve ispirarsi allo spirito di servizio di San Tommaso Moro, non al feroce cinismo di Nicolò Machiavelli; che deve prendere a modello il giovane del Vangelo, che dona a Cristo i cinque pani e i due pesci, poi moltiplicati per la folla; che deve guardare al gruppo di laureati cattolici che scrisse il Codice di Camaldoli nel 1943, fondamento dell’azione successiva dei democratici cristiani.

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FILOISRAELIANO, PERO’…

pubblcato su: http://www.posizione.org

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La scomoda posizione di cattolico filo-israeliano mi rende particolarmente arduo intervenire sull’attuale guerra nella striscia di Gaza. Come cattolico dovrei dare ragione al Card. Martino (secondo il quale la striscia è un “campo di concentramento”), appoggiare il Papa e schierarmi dalla parte dei cristiani palestinesi; come filo-israeliano dovrei sostenere il diritto all’autodifesa di Israele ed attaccare Hamas che viola la tregua e lancia missili sui civili. La verità è che è difficile non solo prendere posizione ma persino informarsi correttamente. I media parlano di mille morti, di cui 300 bambini. Già, ma chi è la fonte? Nessuno può dare stime precise in una zona di guerra. Israele uccide i civili: è vero, ma in una zona così densamente popolata è impossibile non colpirne (Andrea Nativi, Annozero, Raidue, 15 Gennaio). La stampa internazionale sostiene che Hamas ha rotto la tregua. E’ vero?

Jimmy Carter ci informa che “la fragile tregua fu parzialmente rotta il 4 novembre, quando Israele lanciò un attacco a Gaza per distruggere un tunnel difensivo che veniva scavato da Hamas all’interno del muro che rinchiude Gaza” (Washington Post, 8 Novembre 2008). Va da sé che la definizione di “tunnel difensivo” è molto opinabile: infatti lo Tshal (forze di difesa israeliane) sostiene di avere prevenuto una minaccia e di non avere violato la tregua (l’attacco è avvenuto in data 4 Novembre). Fonti palestinesi confermano la morte di un miliziano di Hamas ed il ferimento di altri tre. Nella stessa giornata un raid aereo colpisce una base di lancio di proiettili di mortaio, provocando altri cinque morti. Facile immaginare il seguito: Hamas risponde coi missili (Reuters, 7 Novembre), e la situazione precipita; il 16 novembre ha luogo un altro attacco aereo (La Stampa ondine, 16 Novembre). Dopo la prima fase, Tel Aviv dà il via all’offensiva di terra. Si avviano ora i tentativi diplomatici, e da più parti si invoca il dialogo con Hamas. Ma può uno Stato democratico trattare con chi per Statuto ne vuole la distruzione? Ciò che pochi hanno compreso è che Hamas, come tutti i movimenti terroristici, mette in campo una violenza soprattutto aggressiva, non reattiva: si pensi alla brutale epurazione avvenuta a danni della fazione di Al Fatah.

Tuttavia, niente mi toglie dalla testa che nella strategia bellica di Israele c’è qualcosa che non funziona. Per esempio, come si fa a garantire che una volta terminato l’attacco Hamas non si riarmi? Rioccupando la Striscia, dopo averla sgomberata unilateralmente? Chiedendo ad un contingente Onu, con regole d’ingaggio ridicole, di interporsi? Altro problema: siamo sicuri che coinvolgere in modo così pesante la popolazione aiuti? Pensiamo all’embargo. Non dimentichiamoci che tra poco si vota in Palestina: che si fa se, fomentando l’odio con l’aiutino delle fatwe, Hamas vince di nuovo? Ancora: non è un mistero che buona parte dell’opinione pubblica mondiale è filopalestinese: conviene offrire il pretesto per presentarsi come massacratori di civili? Ammesso e non concesso che Israele vinca sul campo militare, rischia di perdere la guerra dell’informazione. Ultima osservazione: attenzione al rischio di compattare il popolo palestinese. C’è una parte consistente di esso che potrebbe essere prezioso alleato nella lotta all’integralismo islamico: oltre ad Al Fatah, ricordo i cristiani palestinesi stretti oggi tra due fuochi.Israele ha diritto a difendersi, ma la forza bellica, per essere efficace, va usata con parsimonia: se era a conoscenza di pericoli immediati, azioni aeree mirate potevano bastare.

Emanuel Bernardi 16/1/2008

NATALE 2008

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