Scelte coraggiose di rinnovamento:
non sono sostenibili posizioni di pura difesa dell’esistente
(dal discorso del Presidente Napolitano alla cerimonia di apertura dell’anno scolastico)
Dopo i pesanti tagli imposti dal Ministero dell’economia con il decreto 112 da più parti si sostiene che il sistema universitario sia prossimo a dichiarare bancarotta. Dopo Alitalia, l’Università. In verità, la situazione per il prossimo anno accademico non è drammatica. Il fondo difinanziamento ordinario (FFO), infatti, viene tagliato di 63,5 Milioni a fronte di risparmi per ibilanci universitari di 218 Milioni (fonte Sole24ore del 12/9). Ma lo scenario cambia drasticamente a partire dal 2010. C’è dunque un anno di tempo per evitare il tracollo.
Che l’Università abbia bisogno di essere rinnovata è sotto gli occhi di tutti e non da oggi. Sebbene sia lecito dubitare che il primo passo di questo rinnovamento dovesse essere una “dieta” forzata per tutti gli atenei indistintamente, occorre prendere atto della necessità di avviare al più presto un processo di risanamento del sistema che ponga un freno ad un uso sconsiderato dell’autonomia da parte di molti atenei, ormai ad un passo dal fallimento.
In particolare il destino dell’Università si gioca lungo un doppio binario che chiama in causa rispettivamente la responsabilità del Ministero e del Governo da una parte e quella delle università dall’altra.
Il Ministro Gelmini dovrebbe rompere il silenzio e dichiarare apertamente quali sono le linee guida secondo le quali intende muovere i primi passi per ridisegnare complessivamente il sistema. Tra i numerosi problemi sul tappeto devono essere affrontati con urgenza: la riforma dello stato giuridico dei docenti e dei meccanismi di reclutamento, il sistema di valutazione degli atenei e della ricerca (con conseguenti benefici economici che premino il merito), il diritto allo studio.
Il Governo dovrebbe inoltre lasciare libertà nella gestione del turn-over a quegli atenei che hanno spese di personale inferiori al 90% del FFO, concordando invece specifici piani di rientro con gli atenei con spese di personale superiori.
Si tratta in sostanza di riformulare le regole del gioco, lasciando alle università il tempo e la
possibilità concreta di partecipare alla competizione.
Da parte loro le università non possono arroccarsi su posizioni di pura conservazione dello status quo e non dovrebbero chiedere nell’immediato più soldi, ma più prospettive. In particolare occorre accettare l’idea che il sistema esige una differenziazione tra atenei per procedere positivamente a una selezione delle eccellenze.
Inaccettabili, oltre che inutili, sono i tentativi (in atto in alcuni atenei) di occupare le facoltà e di bloccare il regolare svolgimento delle attività didattiche o gli appelli d’esame e di laurea.
Iniziative di questo tipo non sono altro che sciacallaggio politico sulla pelle degli studenti che sono l’anello più debole della catena.
Dalla stampa (Italia Oggi del 26/9) si apprende, peraltro, che il Ministro Gelmini starebbe
lavorando alla stesura di un piano programmatico per l’Università. La Conferenza dei Rettori, da parte sua, ha approvato nei giorni scorsi un documento che evidenzia le priorità da affrontare.
Ci auguriamo che a questi (timidi) segnali positivi conseguano presto misure concrete per rilanciare il sistema.
In questo momento di difficoltà, infatti, è più che mai necessario che ciascuno faccia la sua parte e si assuma le sue responsabilità: Governo, Ministro, Rettori e comunità accademiche.
Ateneo Studenti Pavia
Aderente al CLDS – Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio






