Dopo 15 anni di tentativi andati a vuoto, quattro referendum hanno finalmente raggiunto il quorum: i sostenitori del si celebrano il risveglio democratico, il vento che cambia e la fine del berlusconismo. Ma se da un lato il verdetto popolare va sempre rispettato, dall’altro non si può non essere preoccupati per un voto che rispecchia un Paese spaventato e arrabbiato, più che fiducioso verso il futuro.
Tralasciamo il quesito sul legittimo impedimento, talmente irrilevante sul piano tecnico (cancella una norma temporanea e sottoposta alla discrezionalità del giudice) da interessare poco allo stesso Berlusconi. Sull’acqua, non sfugge a nessuno la campagna terroristica messa in campo dalle sinistre: privatizzeranno l’acqua, la svenderanno, ci faranno profitti, aumenterà la bolletta,…Chi non avrebbe votato per difendere il bene pubblico per eccellenza? Eppure il repertorio non è nuovo, anzi è vecchio, vecchissimo, e ricorda da vicino le barricate in difesa della scuola pubblica, della sanità pubblica, dell’università pubblica, e perché no, anche dei sussidi pubblici: in una parola, si tratta del solito statalismo. Pubblico è bello (forse), ma anche costoso (di sicuro): non è vero che oggi paghiamo poco l’acqua (è bassa la bolletta, non il costo complessivo coperto dalla fiscalità generale) e per portare acqua a tutti bisognerebbero investire decine di miliardi di euro. Tolti di mezzo i privati, delle due l’una: o si aumentano le tasse o si lascia tutto com’è.
La paura ci ha portato a scelte irrazionali anche sull’energia nucleare, tanto che siamo l’unico Paese ad avervi rinunciato in modo effettivo: la Svizzera ha sospeso la costruzione di una sola centrale, la Germania ha annunciato di volere smantellare gli impianti di qui al 2022 (un annuncio simile a quello fatto dopo Chernobil e non mantenuto). Le centrali italiane avrebbero dovuto produrre il 25% dell’energia nazionale, riducendo sensibilmente la nostra dipendenza dall’estero nonché le nostre emissioni nell’atmosfera di gas inquinanti e nocivi (a proposito, i Verdi dovrebbero essere accessi sostenitori dell’atomo…). Le energie rinnovabili non sono in grado di sostituire le fonti convenzionali, e per giunta sono parecchio costose: senza gli incentivi statali nessuno metterebbe sul proprio tetto un pannello solare con una resa del 10%.
Tutto perduto? No, anche se abbiamo fatto un bel passo indietro. Al di là del dato politico (la sconfitta del Governo), stiamo perdendo una battaglia culturale: questo Paese non ha voglia di mettersi in gioco, si rifugia nella paura e nello statalismo condendole con un po’ di antiberlusconismo. Se vogliamo uscire dalla crisi servono modelli vincenti, occorre meno Stato e più società: speriamo lo capisca il centrodestra, con una riforma del fisco a misura di famiglia, ma soprattutto speriamo lo capisca la gente. Per combattere questa battaglia di sussidiarietà, servono truppe preparate, e su questo tema non possono esserlo né gli eredi del fascismo né quelli del comunismo: servono gli eredi di De Gasperi e don Sturzo, quei cattolici popolari oggi diventati
irrilevanti (fatte le debite eccezioni, si veda il modello lombardo). Il Santo Padre ha chiesto con insistenza una nuova generazione di laici cattolici: credo che questa sia la sfida che abbiamo davanti, per il bene comune.
CHE TRISTEZZA, HA VINTO IL SOLITO STATALISMO
giugno 20, 2011 di emanuel85




